11 Lune e Sabatini

Dopo tanto tempo un post…qualche foto sullo spettacolo “Sui pedali della vita. Giuseppe Sabatini”

Stato di avanzamento lavori. Giuseppe Sabatini.

Sui pedali della vita.Giuseppe Sabatini. scene e costumi.Regia di A.Giuntini, K.Frese.
Sui pedali della vita.Giuseppe Sabatini. scene e costumi.Regia di A.Giuntini, K.Frese.

Eccoci a dodici giorni dalla prima, i registi con gli attori che infittiscono le prove; Diego al montaggio, Gabriele alle musiche; corse a destra e sinistra per le scene e i costumi.

Alla conferenza stampa del Festival 11 Lune c’erano solo posti in piedi, la Fondazione ha presentato la sua produzione (Sui pedali della vita. Giuseppe Sabatini) creando grandi aspettative.

NO PANIC

Ecco il comunicato stampa:

Associazione ELICRISO e Compagnia LEELE in

“Sui pedali della vita, Giuseppe Sabatini”

di Andrea GIUNTINI

Aspettando la 60a Edizione della COPPA SABATINI

regia di Katia FRESE e Andrea GIUNTINI

con Matteo DONZELLI, Enrico FALASCHI, Roberta GERI, Andrea GIUNTINI, Leonardo MONTAGNANI, Alessandro TONELLI

bmx free style DATEK

coreografie Katia FRESE

scene e costumi Cristina CONTICELLI

musiche originali Gabriele BOCHICCHIO

video Diego PECORI

tecnico luci e fonica Luca TELLESCHI

costumi SARTORIA TEATRALE FIORENTINA

Una produzione della Fondazione Peccioliper

Giuseppe Sabatini non usava tattiche o accorgimenti particolari. Vinceva e stravinceva ricorrendo solo alla forza dei muscoli, alla sua tenacia, alla sua caparbia volontà

Mario Bartoli

In occasione della sessantesima edizione della Coppa Sabatini, gara ciclistica che si svolge ogni anno a Peccioli nel mese di ottobre, la Fondazione Peccioliper ha deciso di rendere omaggio al grande campione Giuseppe Sabatini ciclista pecciolese molto dotato ma altrettanto sfortunato, scomparso prematuramente all’età di 36 anni. Soltanto un anno dopo la sua tragica scomparsa la comunità di Peccioli volle istituire una competizione in sua memoria.

Il lavoro della Fondazione Peccioliper è divenuto ben presto un interessante viaggio nel mondo del ciclismo alla ricerca di Giuseppe “Libertario” Sabatini, uomo, padre, ciclista.

Nacque il 22 marzo del 1915 e fin da giovanissimo manifestò una forte passione per il ciclismo, tanto da giungere a costruirsi da solo la sua prima bicicletta.

Un ciclista, ma soprattutto un uomo nel cuore dei pecciolesi, simbolo di riscatto sociale per un’intera comunità tra le due guerre mondiali; una collettività che si è stretta forte intorno al suo campione nei momenti di trionfo e in quelli del dolore, che ha saputo custodire nel tempo non solo le bellezze dell’arte e del paesaggio, ma anche il ricordo di un atleta coraggioso che ha condiviso con essa i momenti più esaltanti della sua vita. Al di là delle tante vittorie e delle sconfitte emerge un uomo tenace, caparbio, forte, dal cuore generoso, capace di infiammare e unire intorno a sé l’orgoglio pecciolese, che non lo ha mai dimenticato.

Il lavoro di costruzione dello spettacolo teatrale, attraverso le interviste e lo studio dei materiali d’archivio dell’Unione Ciclistica Pecciolese, ben presto è riuscito a riunire tutte le persone che hanno avuto la fortuna di incontrare e portare nel cuore il ricordo di Giuseppe Libertario: i figli, i nipoti, gli amici di Peccioli, i colleghi di un tempo.

Una ricerca e la ricostruzione del percorso umano e sportivo dell’uomo Sabatini con le sue aspettative, le sue amarezze e gli ostacoli del destino. Dai sogni del bambino alle speranze del giovane ciclista, dal dolore e dalla rabbia vissute durante la guerra in Libia, al ritorno a casa, alle difficoltà e al tramonto della carriera ma non del suo spirito sportivo.

Straordinaria partecipazione di Alessandro Tonelli, un bambino del territorio, nel ruolo del piccolo Giuseppe Sabatini.

Prima nazionale

Jane Goodall, quando la passione e il sogno volano.

Due eventi per conoscere o per incontrare una persona straordinaria.

Mostra fotografica, organizzata dall’ass. Vegetaliana

Jane Goodall Institute Italia a Empoli
2 giugno ore 15-20
Palazzo delle Esposizioni
P.zza Guido Guerra

JANE IN ITALIA, PREMIATA A FIRENZE NELLA GIORNATA MONDIALE DELL’AMBIENTE
Performance live con il film “Jane’s Journey”
3 giugno 2012: Il viaggio di Jane, Teatro Odeon, Firenze 0re 21.00
5 giugno 2012: premio Monito del Giardino, Aula Magna Università di Firenze ore 10.00

Incoraggiata dalla madre Vanne, l’attrazione di Jane Goodall per gli animali cominciò in età molto giovane. Fin da piccola lesse avidamente libri sugli animali, sognando di vivere come Tarzan e Dr. Dolittle, osservando e descrivendo gli animali con cui viveva.

Da ragazza la sua passione cresceva. E quando un’amica intima la invitò ad andare in Kenya nel 1957, Jane accettò prontamente. Pochi mesi dopo il suo arrivo incontrò il famoso antropologo e paleontologo Dr. Louis Leakey. Uno degli interessi di Leakey fu studiare gli scimpanzé in natura in modo da prendere visione del percorso evolutivo dell’uomo. La pazienza e il persistente desiderio di Jane di comprendere gli animali incitò Leakey a scegliere lei per i suoi studi pionieristici. Egli ritenne che una mente libera da influenze accademiche potesse fornire delle nuove prospettive. Era intenzione di Leakey che le ricerche di Jane fossero a lungo termine, anche se in molti erano convinti che lei non avrebbe resistito più di tre settimane.

Nell’estate del 1960, una giovane donna Inglese arrivò sulle sponde del lago Tanganyika in Tanzania, Africa Orientale. Anche se fino ad allora nessuna donna aveva osato entrare nel territorio selvaggio delle foreste Africane, andarci significò il compimento del sogno dell’ infanzia di Jane Goodall!

Nel 1965, Jane Goodall si laureò in etologia all’Università di Cambridge. Poco dopo, ritornò in Tanzania per continuare le ricerche e istituire il Gombe Stream Research Centre. Le sue importanti scoperte scientifiche formarono la base per tutti gli studi futuri sui primati. Una delle numerose osservazioni che stupirono il mondo fu che gli scimpanzé costruiscono e usano strumenti. Infatti, a quel tempo, era ritenuto che tale comportamento fosse solo una prerogativa dell’uomo. Attraverso gli anni i suoi studi rivelarono molte somiglianze impressionanti tra l’uomo e gli scimpanzé.

Nel 1977, Jane fondò il Jane Goodall Institute per sostenere le ricerche sul campo, i progetti di conservazione concernenti gli scimpanzé e il loro ambiente, ed i progetti di educazione ambientale e interculturale. Il Jane Goodall Institute è una organizzazione non–profit internazionale con uffici in 21 paesi del mondo: Austria, Australia, Belgio, Canada, Cina, Congo, Francia, Germania, Giappone, Kenia, Inghilterra, Italia, Olanda, Singapore, Spagna, Sud Africa, Svizzera, Taiwan, Tanzania, Uganda, USA.

Oggi la missione dell’Istituto è di promuovere relazioni positive tra l’uomo, l’ambiente e gli animali, tutelare l’habitat dei primati, promuovere attività che assicurino il benessere degli animali, sia in natura che in cattività. Lo stretto rapporto di interdipendenza che lega l’uomo alla natura ci impone di costruire sempre nuovi ponti: l’impegno verso la conoscenza e la protezione degli scimpanzé e del loro ambiente rappresenta l’anello di collegamento tra la salvezza di una specie e il benessere di tutti gli esseri viventi.

Jane Goodall ha dimostrato che gli scimpanzé manifestano comportamenti ritenuti in precedenza esclusiva caratteristica dell’uomo: possono ragionare e risolvere semplici problemi, costruire e usare utensili, provano emozioni simili alle nostre, hanno una complessa vita affettiva ed un certo grado di autocoscienza.

L’Istituto si dedica alla conservazione degli scimpanzé e del loro ambiente naturale; alla denuncia delle deplorevoli condizioni nelle quali spesso si trovano gli scimpanzé in cattività; all’educazione ambientale e interculturale; al miglioramento della qualità della vita delle popolazioni locali, ritenendo che non sia possibile proteggere gli scimpanzé senza tenere conto delle esigenze di sviluppo di coloro che condividono lo stesso ambiente.

I progetti dell’Istituto Jane Goodall

I progetti dell’Istituto includono il programma umanitario e ambientale internazionale dedicato ai giovani “Roots &Shoots”, mirato a educare al rispetto per l’ambiente, favorire la conoscenza e la comprensione di altre culture; il Gombe Stream Research Centre, in Tanzania; cinque oasi faunistiche in Africa, dove trovano rifugio gli scimpanzé sottratti al traffico illegale, e sono centri attivi per l’educazione e la tutela ambientale; il progetto progetto TACARE, finanziato dalla Comunità Europea, che prevede il sostegno a 30 villaggi africani attraverso la riforestazione, l’assistenza sanitaria di base, la pianificazione familiare, l’assistenza alle donne e ai bambini orfani, e progetti di microcredito. La “rete della vita” unisce uomini, animali e ambiente, e l’attenzione prestata agli scimpanzé ci fornisce lo strumento per migliorare l’ambiente a beneficio di tutti gli esseri viventi, incluso l’uomo. I progetti del JGI sono rivolti all’uomo, agli animali e all’ambiente. Nel CENTRO DI RICERCA DEL PARCO NAZIONALE DI GOMBE, in Tanzania, gli studi diretti da Jane Goodall continuano a fornire nuove conoscenze sull’ecologia e sul comportamento dei primati.

“Il tuo peggior nemico non può farti del male tanto quanto i vostri pensieri incustoditi”

Image

Mi ha talmente ispirato che mi leggerò il Dhammapada per la contemplazione

Tutto ciò che siamo è generato dalla mente.
E’ la mente che traccia la strada.
Come la ruota del carro segue
l’impronta del bue che lo traina
così la sofferenza ci accompagna
quando sventatamente parliamo o agiamo
con mente impura.

Tutto ciò che siamo è generato dalla mente.
E’ la mente che traccia la strada.
Come la nostra ombra incessante ci segue
così ci segue il benessere
quando parliamo o agiamo
con purezza di mente.

Game Over, si conclude il progetto Crea

Game over: giovedì 3 maggio la premiazione del concorso rivolto alle scuole del territorio

La festa di premiazione del concorso GAME OVER – LA VIOLENZA NON È UN GIOCO segna anche la conclusione del progetto CREA (Costruire, reti e azioni) finanziato dalla Regione Toscana (L.R. 16/2009, sulla cittadinanza di genere) e sostenuto dai 15 comuni del Circondario Empolese Valdesa e Valdarno Inferiore, dalle Società della Salute di Empoli e del Valdarno e dalla ASL 11.

Gli elaborati pervenuti per il concorso sono complessivamente 140. La giuria è composta da alcuni rappresentanti delle associazioni che hanno coordinato le attività didattiche: Sara Spini, Laris Guerri, Anna Di Maggio, Cristina Conticelli, Valentina Maciariello

Gli studenti sono stati invitati a far sentire la propria voce e le proprie emozioni attraverso l’ideazione e creazione di messaggi e proposte di contrasto alla violenza di genere utilizzando la massima libertà di espressione e di azione, realizzando proposte a carattere espressivo-artistico di ogni tipo e formato.

L’evento di premiazione si terrà giovedì 3 maggio a partire dalle ore 17.00 presso il Palazzo delle Esposizione di Empoli. Sono invitati a partecipare tutti i ragazzi che hanno preso parte al concorso e non solo: sarà una vera e propria festa, con il concerto di Cecco & Cipo, un gruppo conosciuto e amato dai giovanissimi.

Il premio sarà consegnato dall’attrice comica Anna Meacci, che ovviamente affronterà a suo modo la tematiche del rapporto fra uomo e donna.

I vincitori si aggiudicheranno:

1° premio – 1 carta regalo presso MediaWorld di Empoli di 500 euro

2° premio – 1 carta regalo presso la Decathlon di Colle Valdesla di 200 euro

3° premio – 1 carta regalo presso la libreria Rinascita di 100 euro

Il concorso, assieme alle altre attività didattiche, sono stati curati dalle associazioni: Kappaerre, Agrado e Teatrino dei Fondi e supervisionate dal punto di vista metodologico dalla ASL 11 – Educazione alla salute.

I laboratori didattici sono stata un’ulteriore attività portata avanti nell’ambito del progetto Crea, che ha previsto due grandi aree di intervento:

  • attività di sensibilizzazione e di educazione all’affettività rivolte ai giovanissimi e ai docenti;
  • azioni di sistema finalizzate alla creazione di una rete di supporto alle vittime di violenza.

I laboratori nelle scuole sono stati una parte importante di tutto il progetto e hanno interessato 25 classi e 625 studenti. Per ciascuna classe sono stati tenuti 5 incontri che vertevano su: conoscenza e appartenenza, maschile e femminile, immagine di sé, i ruoli, gli stereotipi.  L’obiettivo delle attività è stato quello di sollecitare una riflessione sul piano emozionale delle relazioni umane.  Complessivamente l’andamento dei laboratori ha avuto riscontri molto positivi fra i ragazzi.

Anche gli insegnanti sono stati coinvolti in un percorso formativo sul tema dell’educazione all’affettività che ha interessato 53 professori delle scuole degli 11 comuni del Circondario. Oltre tre quarti dei partecipanti hanno ritenuto utile l’esperienza e hanno richiesto di ripeterla.

Le azioni di sistema invece sono state finalizzate a:

  1. elaborare un protocollo di intesa fra tutti i soggetti che sul territorio si occupano, a vario titolo, di violenza di genere, che definisce modalità e strumenti con cui affrontare questa problematica;
  2. dare vita a un tavolo tecnico sulla violenza di genere con il compito di far diventare operativo quanto stabilito dal protocollo;
  3. coinvolgere le realtà associative del territorio che operano nel settore: hanno manifestato il proprio interesse 10 soggetti diversi del privato sociale;
  4. costituire una task force  composta da rappresentati dei soggetti istituzionali (ASL, comuni, Sds, Forze dell’ordine) e da esperti, per la redazione partecipata di un protocollo operativo da sperimentare a livello locale.

Una delle azioni propedeutiche fondamentali è stata la formazione degli operatori.

In tutto le persone coinvolte sono state 38: 10 assistenti sociali, 19 soggetti operanti in associazioni, 2 referenti comunali, 1 operatore delle forze dell’ordine, 1 medico, 3 infermieri, 1 psicologo, 1 ostetrica.

Il corso si è tenuto nel periodo Febbraio/Aprile 2012, è stato realizzato in collaborazione con il Dipartimento per la formazione della Asl, e ha avuto un gradimento medio di oltre l’85%.

Il gioco dell’amore e del caso. Volevo ridere.

Il primo spettacolo interamente nato e prodotto dalla nuova Fondazione Teatro della Pergola, Il gioco dell’amore e del caso di Marivaux, ha debuttato ieri sera nel bellissimo teatro fiorentino.

Il cast artistico  di alto livello aveva creato molte aspettative e mi sono avviata con grande gioia nella “culla”  Teatro della Pergola. Voglio raccontare dello spettacolo per punti, iniziando dagli interpreti:

Paolo Briguglia volto noto de I Cento Passi di Marco Tullio Giordana, Baarìa di Giuseppe Tornatore e del più recente Basilicata coast to coast, di Rocco Papaleo.

Antonia Liskova protagonista della famosa serie Tutti pazzi per amore, al suo debutto assoluto in teatro.

Francesco Montanari già con Albertazzi e Salveti in teatro è il Libanese della serie tv Romanzo Criminale.

Fabrizia Sacchi dal teatro di Leo De Berardinis al cinema di Risi, Calopresti e Virzì e in televisione nelle serie Medicina Generale.

Questa è la presentazione, che ho letto dopo aver visto lo spettacolo, data dalla brochure del Teatro. Le conseguenze della scelta  di  questo cast erano evidenti.  Gli attori sono bravi ma televisivi, l’attore in teatro deve emozionare. Non c’è uno schermo da bucare con l’aiuto di riprese soggettive o inquadrature ravvicinate, l’attore deve far arrivare la voce e se è muto deve emozionare con il corpo.

Giuseppe Manfridi, traduzione e adattamento; Piero Maccarinelli, regia.

Mestiere e tecnica, tutto corretto. Ma fatta eccezione di un rapido accenno iniziale sulla violenza di genere che si consuma all’interno delle mura domestiche, nessuna deviazione, nessuna ispirazione, niente al caso. Anche qui scelte politicamente “coerenti”.

Gabriella Pescucci, costumi; Giacomo Costa, scene.

Qualcosa è arrivato, direi che un’ispirazione artistica c’era. Infatti lo spettacolo era questo, i costumi e il video/fondale, il Giardino di Boboli che cambia con il trascorrere della giornata e degli accadimenti è un elemento vitale dello spettacolo. Giacomo Costa per quanto si sia sforzato di mettersi al servizio della regia ha fagocitato lo spettacolo perché se c’è un’anima,  viene fuori.

Umile Vainieri, light designer.

Le luci erano quelle di un set  televisivo, sempre fredde e schiaccianti, sembrava lo studio di “Amici” della De Filippi, era voluto? in effetti seguendo un certo ragionamento sembrerebbe di si.  Evidentemente. Però una cosa proprio non tornava, gli attori quando entrano dalle porte hanno sempre il viso in ombra e questo è proprio strano.

Antonio di Pofi, musiche.

Mi sono piaciute.

Concludo con una preghiera per tutti coloro che si trovano ad avere la possibilità e la responsabilità di far arrivare il messaggio di quanto è importante per l’umanità la cultura e l’arte, chiedetevi se quello che fate vi emoziona e non preoccupatevi solo di compiacere.

da CasaCris questo è tutto

PS. http://www.corrierenazionale.it/spettacoli/teatro-e-concerti/62445-domande-e-risposte-sul-teatro-della-pergola

 

Signorelli…Lo Stupore di San Brizio

signorelli
signorelli

Oggi ho assistito alla prima di un esperimento magistralmente didattico.  Mi spiego, al Teatro Mancinelli di Orvieto un Visual Show raccontava con effetti visivi tridimensionali avvolgenti l’affresco della Cappella di San Birzio, a due passi dal teatro. Uno sguardo al bel Teatro e al suo sipario storico, poi le immagini in movimento sulle musiche  del “Mefistofele” di Boito, le animazioni si alternano dal fondale alla sala, gli ordini dei palchi spariscono e diventano demoni volanti e arcangeli giustizieri,  Signorelli, severo, ammonisce i peccatori e forse anche noi che assistiamo ignari dello sguardo divino che tutto e tutti coglie.   I morti riemergono dalla terra e ridono, felici della carne che rimpolpa le loro ossa. Difronte all’umanità di eletti e peccatori un pubblico di profeti ed evangelisti che guardano dall’alto dell’ordine celeste. Noi, il pubblico, siamo sul palco in mezzo ad un Giudizio Universale fatto di umane grida e di sguardi santi ma poco caritatevoli,  senza certezze sul posto che ci spetta cala il buio.

Perchè magistralmente didattico? perchè sono andata ad Orvieto con mio figlio di otto anni, quando siamo arrivati gli ho detto:- Ernst ora andiamo a vedere gli affreschi del Signorelli! Ernst, urlando mi ha risposto:- NOOOO! gli AFFRESCHI NOOOOO!! L’ho tranquillizzato dicendogli che era uno spettacolo e che avrebbe visto qualcosa di speciale.

Abbiamo visto il Visual Show e dopo è stato felice di andare al Duomo a vedere gli originali. Magistrale, no?

da CasaCris passo e chiudo

http://www.teatromancinelli.com/it/mancinelli_experience/visual_show.html

la complessità della natura

By Flo on 25 November 2011 in ArtsStudents with No Comments

By Sonia Brodi (University of Florence)

The zoological museum “La Specola” is the oldest science museum in Europe and is one of the six departments of the Natural Sciences Museum of Florence. It is still located in Palazzo Torrigiani (on via Romana 17, near Palazzo Pitti), the original seat of  the Imperial and Royal Museum of Physics and Natural History, founded in 1775 by the Grand Duke of Tuscany Pietro Leopoldo; the Museum was, just as it is today, open to the curious eyes of the public.
The name, La Specola, was derived from the construction of an octagonal astronomical observatory (specula in latin means observatory), which was commissioned by the Gran Duke and which is still present in the highest part of the building. In the entire complex we can find: the rich zoological and anatomical collection, the impressive Room of the Skeletons, the garden, the library of animal biology, the zoology laboratory, the Tribune of Galileo, and two temporary exhibits, one of which displays minerals from the Giazotto collection, and the other, which is curated by Cristina Conticelli, Stacy Hopkins, Filippo Buratti, and Giovanni Maffucci, and is on graphic design, drawings, and jewelry inspired by the world of insects. The Tribune of Galileo was constructed in honor of the scientist in 1841 in a Neoclassical style: harmonious, balanced and geometric. Walls, pendentives, vaults, and pavements are all completely covered in decoration, ranging from paintings, to marble, to chandeliers, to busts. In the interior, there is, additionally, a sculpture representing the standing figure of Galileo, carved by Aristodemo Costoli.
Clearly, the part of the visit that occupies the most time is that dedicated to the permanent collection on the second floor, which holds numerous specimens of animals from around the world, as well as anatomical reconstructions in wax. There are 34 exhibition rooms, and all are numbered: 24 for zoology and 10 for the wax models. Passing the ticket desk and the bookshop, you enter into a world, which is, at the same time, both silent and apparently connected to life. You receive the impression of being Phileas Fogg, as you travel from one country to another, from one habitat to another, from sea to land. Imagination and curiosity soar. The specimens are conserved in wood and glass cabinets, subdivided by species and each one possessing its own label. At the beginning, we find coral, crabs, starfish, and large shells. Additionally, in a little cabinet, there are some pieces from the Medicean collections of natural treasures, such as shells that  were either transformed into cameos, or that functioned as cups and saltcellars, for they boasted refined metal settings. Following this, there is a myriad of colorful butterflies and insects of every kind: particularly sensational are those that in order to camouflage themselves, they appear as leaves, bark, branches, and thorns! Furthermore, in an intriguing cabinet, there is a reproduction of a house, in which all of our probable, unexpected, unwanted, and minuscule “co-inhabitants” are identified.
From the VIII room, the specimens change in both type and size: we encounter large herbivores and carnivores. Lining up before our eyes are gazelles, otters, jaguars, dibatags, hyenas, zebras, manatees, reindeer, gorillas, kangaroos, armadillos, sloths, and many others. Particularly impressive are the largesse of a rhinoceros and of a walrus, and the majesty of a tiger and a lion, accompanied by a lioness and cubs. The realism obtained by the expression and the posture of certain animals is exciting and sometimes almost frightening. A famous object in the collection, related to the city of Florence, is the hippopotamus of room X, which is traditionally believed to have lived in the menagerie of the Boboli Gardens around the end of the XVII century: one can clearly see the mark left by the rope that held it.

In room XVI, the numerous specimens of birds, from those most known and familiar, to those lesser known such as pelicans, ostriches, emus, griffins, a bearded vulture, etc. We find also eggs, nests, and an interactive game that allows you to listen to and identify various bird songs. Other animals that impress me, and that one does not meet with every day, were the  crocodiles, caymans, two giant tortoises from the Galapagos Islands that sit back to back in the center of the room, and the various specimens of sharks, terrifying even though they are taxidermied!

The remaining rooms contain drawings, plaster casts, and the wax anatomical models created between the end of the VIII century and  the beginning of the XIX century. One can not wander through these rooms without stupor and without a minimum of repulsion, especially for the most impressionable ones. They are represented accurately in regards to the muscles, nerves, organs, and bones, and this is not only true for the human models, but also for the various studies of animals. More over, one room is completely dedicated to maternity.

Now, however, I would like to talk about the not to be missed exhibit of minerals on the first floor, showcasing the Giazotto collection, and that has been extended until June 30, 2012. there are 500 specimens from mines from all over the world: South Africa, Brazil, Afghanistan, China, etc. In a sort of anteroom, we are welcomed by an enormous amethyst originating from Bolivia, and by an introduction to the exhibit. As soon as you move the heavy curtain aside, you seem to enter into a Wunderkammer, surrounded by a wonder of diverse colors that jump out from the black background. The lights and the reflections of the crystals make the vision even more intriguing and enchanting; by looking at the mirrors or by concentrating your sight on one of the minerals, you meet with a kaleidoscopic vision. In the next room, there are two films that illustrate the extraction of the minerals, which is the expensive and difficult work that is behind the objects that we can comfortably see in a museum. it is incredible to admire the perfection and the geometry of nature that is apparent in this involved display of rubies, quartz, emeralds, topazes, and sapphires. Any image or photograph cannot perfectly render the colors and the magic of this exhibit. I strongly recommend this museum for the richness and the diversity  of the objects displayed; in addition, I would like to emphasize that students from the University of Florence receive free entry!

For more information, see the museum’s website: http://www.msn.unifi.it/mdswitch.html

MA perché TRAINSPOTTING?

 

Questo è un appello agli autori della prima edizione del “World Bach-Fest” – Da Facebook a Facebach a Firenze, qualche notte fa dopo una bella pizza da Semolina sono andata a finire al Cinema Teatro Odeon luogo di una parte della maratona dedicata a J.S.Bach, fin qui tutto bene. Il programma prevedeva ore di corti a lui dedicati, la proiezione del Vangelo secondo Matteo di Pasolini, a seguire Chailly in una esecuzione, a seguire variazioni eseguite da Glenn Gould, POI alle ore 4.10 del mattino TRAINSPOTTING.

Ecco non ci dormo la notte! perché perché….

da casaCris